Il parente di una vittima dell'infermiera di Piombino: siamo sconcertati

“Avevamo dei dubbi rispetto al ricovero di mio zio e agli interventi iniziali nell'ambito del trattamento della patologia. Quando poi è stato portato in rianimazione la situazione era già grave di per sé”. Così in un'intervista a LaPresse Luigi Coppola, nipote di Mario Coppola, morto l'11 marzo 2015 un giorno dopo il ricovero presso l'ospedale di Piombino. Mario Coppola è una delle 13 persone il cui decesso è stato attribuito all'operato di Fausta Bonino. Nel corpo dell'anziano i medici hanno trovato alta quantità di eparina che gli è stata letale anche perché aveva gravi problemi di coagulazione del sangue. “Oggi abbiamo ricevuto questa notizia che è chiaramente un fulmine a ciel sereno perché noi pensavamo che tutto fosse successo per un aggravamento della situazione generale di mio zio – racconta - ma mai avremmo pensato che il decesso potesse essere attribuibile a un'azione volontaria di qualcuno. Questa cosa ci lascia molto sconcertati”. “Ora c'è un momento di sconforto – ammette Coppola - ma anche di difficoltà nel capire quello che è successo. Nulla riporta più indietro le persone scomparse. Capire quello che è successo può servire ma alla fine penso sia più importante che ci sia chiarezza perché il servizio sanitario locale funzioni come deve e soprattutto per il futuro, per altri pazienti o altri pazienti che potrebbero subire situazioni simili alla nostra”.